Slaghenaufi, il cimitero del “Nemico”

 

Nella mia vita ho visitato diversi cimiteri di guerra; I cimiteri americani di Nettuno e di Omaha Beach, i Cimiteri Polacchi a Bologna e a Loreto, quello tedesco a La Cambe e diversi altri ho desiderato visitare quello  del Commonwealth a Bayeux, il cimitero dei Gurkha a Rimini, quota 33 ad Alamein, il cimitero tedesco della Futa.

Non so il perché ma questi luoghi che visivamente ci ricordano la tragedia immane che sono le guerre mi attirano!

Essi sono testimoni silenziosi, sacri, dell’uomo e della bellezza della vita e ricordano, con quei segni tutti uguali, che nella morte tutti ci accomuniamo e tutti ci livelliamo.

Ricordo ancora con stupore ed emozione quando, uscendo dal cimitero Americano ad Omaha Beach, con quelle migliaia di lapidi bianche, vidi arrivare due anziani reduci inglesi  (uno si appoggiava ad un bastone), col basco amaranto dei paracadutisti in testa, i petti pieni di nastrini, ed in mano dei fiori, per quei loro compagni che avevano lasciato quasi settant’anni prima.

Anche quest’anno, durante le ferie a Lavarone, sono ripassato davanti a quell’indicazione stradale: Slaghenaufi Kriegsfriedhof e quest’anno, come avevo fatto molti anni fa, prima che nascessero i bambini, ho deciso di andarci.

Ho deciso di salire al cimitero di guerra Austroungarico anche se era il cimitero di quelli che avevo imparato essere i nemici di un tempo, non so esattamente il perché, forse all’inizio solo perché tra un anno sarà il centenario dell’inizio della Grande Guerra o perchè nel mio navigare internautico fotografico mi sono imbattuto nel progetto “solo il vento” di Alberto Bregani o, forse, perché dopo un anno pesantissimo, di fatica, di lavoro e di preoccupazioni ha sentito il bisogno di salire in quel posto in cui il tempo si è fermato 100 anni fa per pensare, per scavarmi dentro…

Ho portato con me la macchina fotografica ed ho scattato qualche foto, senza riprendere i nomi dei caduti, cercando qualcos’altro… che ancora non trovo…

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